Giugno

(foto di Mimmo Jodice)

(foto di Mimmo Jodice)

La testa che gira, l’amor che stordisce
la vita che avanza, eppure sparisce!
La notte silente affina gli artigli
la morte vogliosa che schiude i sigilli.

Ferite di sangue e lividi neri
cicatrici profonde dentro ai pensieri.
I piedi nel fango a passo di danza
negli occhi un bagliore ad intermittenza.

Il ventre ruggisce, di pietra, difende
il corpo che stanco pian piano s’arrende:
“Reagisci, ti prego!” – urla il ventre sventrato
al cuor dall’amore abbandonato.

“Ti han divorato il naso e la bocca?
Il buio profondo con le mani ti tocca?
Resisti piangendo le lacrime vere
vegliando la vita, di sera in sere!

E’ lento il risveglio, l’amor sembra muto,
ma il mostro vedrai sconfitto, abbattuto!
Dov’è la tua forza, gigante violento?
Le tue mani sacre d’abbrutimento?

La vita non tornerà da un paese lontano,
nessuno potrà offrirtela dalla sua mano.
La vita dall’intimo del tuo tormento
farà biondeggiare di luce il frumento.

Il corpo riavrà il profumo del pane,
risuscitate le labbra, morbide, sane.
Nei vostri baci nuovi affonderà la morte
dallo sfiorarsi di mani, la nuova sorte.

Senza

(Red Bushes. Sukoro, Hungary 2012.)

(Red Bushes. Sukoro, Hungary 2012.)

Fulmini, graffi, sberleffi, palazzi.
Letto rifatto, frigo ordinato, il pane è infornato.
Lavato il bambino, ingrassato il pulcino,
cibo imballato e vino in bottiglia,
amore di plastica gusto vaniglia.
Ho ferito un limone e il sangue è di ghiaccio
raddrizzato un bastone, incurvato il cemento,
il giusto giustifica senza sgomento.
Tuono ustionato, fiume seccato,
cervello sott’olio, cuore condito,
le dita a pezzetti sul pianoforte,
il vento arrabbiato che sbatte le porte.
Il senso è svenuto, la ragione è in crociera,
il corpo innocente marcisce in galera.
Le mani che giocano a nascondino,
i fiori che crescono sopra un cuscino.
Il buio che avanza a piedi scalzi,
la morte elegante si sazia di avanzi.
Le urla si pettinano davanti allo specchio,
la vita che vomita dentro ad un secchio,
le osse bucate si fanno collana,
lo stomaco scappa dentro alla tana.
La luce che passa in un baleno,
il futuro che mette i freni ad un treno,
l’amore che brucia nel caminetto,
le carezze non trovano alcun difetto.

Filastrocca del verbo esserci. Presente indicativo.

(Foto di Muhammed Muheisen)

(Foto di Muhammed Muheisen)

Eccomi, Eccoti, Eccolo
Eccoci, Eccovi, Eccoli
Strano e gratuito come ogni dono
Eccomi qui: io ci sono
Solo da solo io non ci sarei
Eccoti qui: tu ci sei
Si apre lo spazio che c’è fra me e te
Eccolo, eccola: c’è
Altri che vengono, se io li chiamo
Eccoci: ora ci siamo
Nodi diversi di una sola rete
Eccovi tutti, ci siete
Ma l’orizzonte è sempre più in fondo
Eccoli, eccole: il mondo.
(Bruno Tognolini)